Finite infinity

Prime foto (scomparse)

luglio 26, 2009 · Lascia un commento

martedì, 24 agosto 2004


Prime foto

Oggi mia figlia compie 14 anni. Un’età meravigliosa (ma che può incutere un po’ di paura: da quel gradino si spalanca un grande mondo). Lei è una persona meravigliosa e io sono felice e grata di poterla accompagnare in questo tratto della sua vita.

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non c’è più la foto

luglio 26, 2009 · Lascia un commento

questo è il post originale:

lunedì, 23 agosto 2004


L’artista

questa foto mi è stata regalata dalla mia compagna sulla “via dell’artista”

e ho il ricordo del momento in cui scoprii che tutte le mie foto sul blog di allora erano andate perdute! Fu a quel punto che capii di avere sviluppato una dipendenza da blog e credo che lo cancellai (si fa per dire, questa è la riprova che nella rete nulla si perde…) per quel motivo. E rieccoci qua.

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In bellezza

luglio 26, 2009 · Lascia un commento

venerdì, 20 agosto 2004

Mercoledì sera c’è stata la cena del Bookcrossing organizzata dall’infaticabile Vesna ai Fratelli La Cozza. Una serata piacevolissima che coronava il mio ritorno a casa dalle vacanze. Vacanze strane, itineranti, alla ricerca di una me diversa; finite IN BELLEZZA nel modo che, alla partenza, mi sarebbe forse parso impossibile, se non un incubo. E invece no, il ritorno a casa – chi l’avrebbe mai detto – aveva più del sogno. E festeggiarlo ridendo e ciarlando con amici l’ha reso ancora più sogno. O più vero.Ieri sera c’è stata la cena del Bookcrossing organizzata dall’infaticabile Vesna ai Fratelli La Cozza. Una serata piacevolissima che coronava il mio ritorno a casa dalle vacanze. Vacanze strane, itineranti, alla ricerca di una me diversa; finite IN BELLEZZA nel modo che, alla partenza, mi sarebbe forse parso impossibile, se non un incubo. E invece no, il ritorno a casa – chi l’avrebbe mai detto – aveva più del sogno. E festeggiarlo ridendo e ciarlando con amici l’ha reso ancora più sogno. O più vero.

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mia zia è strana

luglio 26, 2009 · Lascia un commento

domenica, 13 giugno 2004

Love After Love

The time will come

when, with elation,

you will greet yourself arriving

at your own door, in your own mirror,

and each will smile at the other’s welcome,

and say, sit here. Eat.

You will love again the stranger who was your self.

Give wine. Give bread. Give back your heart

to itself, to the stranger who has loved you

all your life, whom you ignored

for another, who knows you by heart.

Take down the love letters from the bookshelf,

the photographs, the desperate notes,

peel your own image from the mirror.

Sit. Feast on your life.

Derek Walcott

Questa mattina mi sono svegliata alle sette e mezza senza sveglia. Ho dedicato un po’ meno di un’ora alle mie pratiche aggiungendo due ripetizioni ai tibetani (è la settimana dell’esercizio fisico!) e poi mi sono preparata la colazione della domenica. Ossia quella di quasi tutti i giorni: spremuta di limone calda, mate, fette wasa con selezione di confetture e burro di arachidi, ma ho preparato in sala: tovaglietta all’americana e candela accesa. A Torino il cielo è così plumbeo che si può fare colazione a lume di candela, ed è così plumbeo che se non avessi un sacco di programmi me ne tornerei a letto a dormire (adoro tornare a letto dopo colazione quand’è festa, e rimettermi a leggere e dormire…). Volevo fare un esercizio di presenza alla colazione. Essere totalmente lì mentre spalmavo il burro di arachidi e la confettura di frutti di bosco. Totalmente lì mentre tentavo di masticare la fetta wasa almeno finché avesse smesso di scroccare sotto i denti (cento masticazioni per ogni boccone come mi insegnava la mamma sono decisamente troppe per me!). Ma la mente mi scappava da tutte le parti. Correva avanti e indietro. Soprattutto avanti. A quando avrei scritto al blog, a cosa. Alle relazioni finali che devo scrivere per la scuola (domani comincia la matura, cioè l’Esame di Stato: riunione preliminare ore 8.30). Alla mostra di Pierre Huyghe al Castello di Rivoli che andrò a vedere con il mio amico Steph Huyghe (dai poster non sembra proprio il mio genere di artista ma ci è piaciuta l’omonimia di un cognome non molto diffuso), a cosa farò al pomeriggio, al saggio di danza della mia nipotina Camilla all’Alfieri questa sera. A proposito di Camilla: mia sorella mi ha portato la brutta del tema conclusivo di terza elementare di Camilla. Lo farò inquadrare e lo metterò in bella vista (mia!). Lo riporto qui verbatim.

Mia zia Rossella

Mia zia e strana o per meglio dire

molto strana si tinge i capelli di grigio

bianco, va a corsi strani Yoga o

cose simili. Ma la cosa bella e

che mi vizia molta, ci porta semper

al castello di rivoli so tutte le

mostre a memoria, ma è diverten=

te per me.

Ma, anche se è strana, è la persona

più brava e più particolare del

MONDO!!!!

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Vesnuccia

luglio 26, 2009 · Lascia un commento

venerdì, 04 giugno 2004

Ho la sensazione che questo blog esista soprattutto per dialogare con la mia amica Vesnuccia. Così oggi parlerò di lei. L’ho incontrata di persona una volta per pochi minuti a una cena del Bookcrossing, una delle cene che lei organizza con molta gioia ed energia, una delle cene a cui per un motivo o per l’altro finisco sempre per non andare, o finivo… Questa cena qui, in particolare, accadeva la sera stessa in cui ero invitata a una cena molto “ristretta” (ma non dal punto di vista del cibo che era squisito e in ampia profusione!) a casa di una delle mie traduttrici preferite. Si possono fare nomi? Sì: Paola Mazzarelli (check her out!) Così ho abbandonato la cena Bookcrossing per andare incontro al mio destino. Non prima però di aver posato sul tavolo la mia penultima traduzione (Dracula per Repubblica) ed aver prelevato un delizioso libretto Adelphi, La cerimonia del massaggio di Alan Bennett — che ho rilasciato il giorno seguente alla Fiera del Libro — e tradotto nientepopodimenoche da Marco Rossari il quale, oltre ad essere scrittore in proprio di libri dall’alto tasso alcolico, era stato anche il revisore di Dracula, guarda un po’ la combinazione.

Ma tu parli sempre di libri e traduzioni, direte voi miei piccoli lettori? No, non semprissimo semprissimo, ma spessino sì. Anzi, se siete in giro per Milano martedì 8 giugno, vi inviterei alla Feltrinelli di piazza Piemonte 2 dove alle 18.30 Moni Ovadia presenterà il primo libro di una nuova e particolarissima casa editrice di Padova. Per avere idea delle cose che fa, si può vedere un’intervista RAI al suo direttore editoriale che sarà presente alla Feltrinellihttp://www.rainews24.it/ran24/rubriche/libri/default.htm.

Per tornare alla mia amica Vesnuccia. Oltre che ad essere un’attivissima Bookcorsara ha anche un bellissimo blog che quello sì che sembra un vero blog. Da maggio Vesnuccia è emigrata da splinder (dev’essere una creatura migrante:-)) e dato che non conosco bene l’etichetta in questo campo, io il suo nuovo indirizzowww.isognatori.com/vesnuccia/ lo metto qui e non fra i link, e poi sto a vedere… Vesnuccia, conosciuta di sfuggita a quella cena per me mai consumata, l’ho incrociata poi il giorno dopo quasi per sincronicità alla Fiera del libro e poi la nostra amicizia è proseguita per blog, direi. E proprio per blog (speriamochemileggaoggi, speriamo che mi legga) vorrei invitarla all’open house che ci sarà domani sera (5/6/04) a casa mia dalle venti alle ventiquattro. E’ un “porta teco”, porta con te quel che vuoi mangiare e bere e gli amici con cui vuoi stare, il resto (?) lo mettiamo noi!!!

Per finire con le notizie clamorose: a Torino c’è il sole, che per la Giornata dell’Ambiente è una bella cosa e, sempre per la Giornata dell’Ambiente, la “mia” orchestra stasera suona alle 21 in piazza Campidoglio (lungo il corso Svizzera tra via Nicola Fabrizi e via Cibrario), se non avete altri progetti, venite a far musica con noi.

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One Art

luglio 26, 2009 · Lascia un commento

Sabato 29 maggio 2004

Cercavo un quadro per la prova d’esame di mia figlia e invece mi è capitata in mano questa poesia. E’ stata un colpo al cuore, così ho deciso di tradurla, di corsa. Credo sia la prima villanella che traduco. Sono un po’ dispiaciuta di non aver trovato un’altra half rhyme per “continente/evidente” di modo da bilanciare le desinenze in “ate”, ma sono soddisfatta per una prova così frettolosa, affrettata, ma soprattutto impellente che voleva andarsi a posare subito, immediatamente sulla pagina bianca.

Elisabeth Bishop: ‘One Art’ (1976)

The art of losing isn’t hard to master;

so many things seem filled with the intent

to be lost that their loss is no disaster.

Lose something every day. Accept the fluster

of lost keys, the hour badly spent.

The art of losing isn’t hard to master.

Then practice losing farther, losing faster:

places, and names, and where it was you meant

to travel. None of these will bring disaster.

I lost my mother’s watch. And look! my last, or

next-to-last, of three loved houses went.

The art of losing isn’t hard to master.

I lost two cities, lovely ones. And, vaster,

some realms I owned, two rivers, a continent.

I miss them, but it wasn’t a disaster.

–Even losing you (the joking voice, a gesture

I love) I shan’t have lied. It’s evident

the art of losing isn’t too hard to master

though it may look like (Write it!) like disaster.

UN’ARTE

Imparare a perdere non è un’arte dura;

così tante cose sembrano determinate

ad andar perse che perderle non è sventura.

Perdi qualcosa tutti i giorni. Accetta la paura

delle chiavi perse, delle ore sprecate.

Imparare a perdere non è un’arte dura.

Poi allenati a perdere più in fretta, con più cura:

perdi posti, nomi e le destinazioni fissate

per i tuoi viaggi. Non sarà una sventura.

Ho perso l’orologio di mia madre. E le mura

di questa o quell’altra delle tre case amate.

Imparare a perdere non è un’arte dura.

Ho perso due città, così belle. E la natura

che possedevo: due fiumi, un continente.

Mi mancano, ma non fu sventura.

-Perfino perderti (la voce giocosa, la misura

che amo) non direi bugie. È evidente:

imparare a perdere non è un’arte troppo dura

anche se può sembrare (Scrivilo!) una sciagura.

r.b.

Volontariamente ho sostituito sciagurasventura perché non riesco a paragonare la perdita di un continente — che pure ho vissuto — alla perdita della persona.

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Valchiusella

luglio 26, 2009 · Lascia un commento

lunedì, 24 maggio 2004

Dopo tre anni di simulate, finalmente ieri ho fatto una vera camminata in montagna. Gli amici mi hanno detto che era una semplice marcia di avvicinamento, di lì in poi sarebbe cominciata la camminata vera — che, nella mia ignoranza, mi ostinavo a chiamare passeggiata in montagna (e sono sicura che marcia non deve essere il modo in cui l’hanno definita loro!) — ma io ero molto soddisfatta. Pensavo che stamattina mi sarei scoperta trasformata in una mucca da lattico (acido) — quanti litri ne vuole oggi, signora? — e invece no: saranno le visualizzazioni guidate, sarà la bicicletta, o i tibetani, ma sto proprio bene. L’unico bizzarro segno di quelle ore è un paio di guanti da casalinga, rossoarancioni, dipinti sulle mani e fino a metà dell’avambraccio, dove arrivava il bordo della maglietta che indossavo, una delle mie preferite. Mi fanno pensare alla mia amica Vesnuccia. Credo sia stata lei a definirsi “casalinga frustrata”, frustrata perché vorrebbe fare la casalinga full time ed è costretta a farla part time! Io non sono per nulla frustrata del mio part time casalingo, un quarto d’ora al giorno di chores per me è more than enough. Già mi sento perfettamente realizzata.

La poesia di oggi è di A.S.J. Tessimond (1902-62). La metto in originale e sotto una traduzione fatta così d’un soffio. Una traduzione che è come quella camminata in montagna, un inizio, ma mi piace per oggi. S’intitola Not Love Perhaps

This is not Love perhaps – Love that lays down

Its life, that many waters cannot quench, not the floods drown –

But something written in a lighter ink, said in a lower tone:

Something perhaps especially our own:

A need at times to be together and talk –

And then the finding we can walk

More firmly through dark narrow places

And meet more easily nightmare faces:

A need to reach out sometimes hand to hand –

And then find Earth less like an alien land:

A need for alliance to defeat

The whisperers at the corner of the street:

A need for inns on roads, islands in seas, halts for discoveries to be shared,

Maps checked and notes compared:

A need at times of each for each

Direct as the need of throat and tongue for speech.

Questo forse non è Amore – l’Amore che rinuncia alla vita:

Che fiumi d’acqua non sanno colmare, né alluvioni allagare –

Ma è qualcosa scritto con tratto più sottile

Sussurrato con un filo di voce:

Qualcosa forse che è solo nostro:

Il bisogno a volte d’incontrarsi a parlare

E scoprire così che si può camminare

Più sicuri attraverso strettoie buie

E con più facilità guardare in faccia gli incubi:

Il bisogno di avanzare a volte per mano –

E scoprire la Terra un po’ meno aliena:

Il bisogno d’alleanza per sconfiggere

Chi bisbiglia all’angolo della strada:

Il bisogno di locande per via, isole per mare, soste per condividere

Le scoperte, controllare le mappe, paragonare le note:

Il bisogno a volte l’uno dell’altra

Immediato come il bisogno della penna per la carta.

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Mhhhhhh

luglio 26, 2009 · Lascia un commento

sabato, 22 maggio 2004

Nuvolo, nuvolo, nuvolo. Che strano maggio! Mi chiedo se dentro ho il sole. Sì, naturalmente, ma si è un po’ nascosto perché ho appena letto due mail di amici sofferenti di cuore. Due uomini abbandonati dalle loro donne. L’uno nel tempo lasciato vuoto — libero — dalla compagna di vita (così pensava) e dai tre figli, canta in un coro e si è dato a un sogno di ragazzo: il tennis professionistico. L’altro non ha ancora trovato la nuova dimensione, la sta cercando a tentoni, forse nutre ancora una blanda speranza, come d’altronde la nutre il tennista. Il fatto che una di quelle donne sia io non accresce il dolore.

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Se piangi, se ridi

luglio 26, 2009 · Lascia un commento

martedì, 18 maggio 2004

Cantai, or piango, et non men di dolcezza

del pianger prendo che del canto presi,

ch’a la cagion, non a l’effetto, intesi

son i miei sensi vaghi pur d’altezza.

Indi et mansüetudine et durezza

et atti feri, et humili et cortesi,

porgo egualmente, né me gravan pesi,

né l’arme mie punta di sdegni spezza.

Tengan dunque ver’ me l’usato stile

Amor, madonna, il mondo et mia fortuna,

ch’i’ non penso esser mai se non felice.

Viva o mora o languisca, un più gentile

stato del mio non è sotto la luna,

sì dolce è del mio amaro la radice.

Petrarca, Canzoniere ccxxix

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Come imparo

luglio 26, 2009 · Commenti disabilitati

lunedì, 17 maggio 2004

A proposito di Vision: I LEARN BY GOING WHERE I HAVE TO GO – Theodore Roethke

Il Karma lezione 1: Imparo andando dove devo andare

Il Karma evoluzione: Andando scopro dove devo andare

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