Sabato 29 maggio 2004
Cercavo un quadro per la prova d’esame di mia figlia e invece mi è capitata in mano questa poesia. E’ stata un colpo al cuore, così ho deciso di tradurla, di corsa. Credo sia la prima villanella che traduco. Sono un po’ dispiaciuta di non aver trovato un’altra half rhyme per “continente/evidente” di modo da bilanciare le desinenze in “ate”, ma sono soddisfatta per una prova così frettolosa, affrettata, ma soprattutto impellente che voleva andarsi a posare subito, immediatamente sulla pagina bianca.
Elisabeth Bishop: ‘One Art’ (1976)
The art of losing isn’t hard to master;
so many things seem filled with the intent
to be lost that their loss is no disaster.
Lose something every day. Accept the fluster
of lost keys, the hour badly spent.
The art of losing isn’t hard to master.
Then practice losing farther, losing faster:
places, and names, and where it was you meant
to travel. None of these will bring disaster.
I lost my mother’s watch. And look! my last, or
next-to-last, of three loved houses went.
The art of losing isn’t hard to master.
I lost two cities, lovely ones. And, vaster,
some realms I owned, two rivers, a continent.
I miss them, but it wasn’t a disaster.
–Even losing you (the joking voice, a gesture
I love) I shan’t have lied. It’s evident
the art of losing isn’t too hard to master
though it may look like (Write it!) like disaster.
UN’ARTE
Imparare a perdere non è un’arte dura;
così tante cose sembrano determinate
ad andar perse che perderle non è sventura.
Perdi qualcosa tutti i giorni. Accetta la paura
delle chiavi perse, delle ore sprecate.
Imparare a perdere non è un’arte dura.
Poi allenati a perdere più in fretta, con più cura:
perdi posti, nomi e le destinazioni fissate
per i tuoi viaggi. Non sarà una sventura.
Ho perso l’orologio di mia madre. E le mura
di questa o quell’altra delle tre case amate.
Imparare a perdere non è un’arte dura.
Ho perso due città, così belle. E la natura
che possedevo: due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non fu sventura.
-Perfino perderti (la voce giocosa, la misura
che amo) non direi bugie. È evidente:
imparare a perdere non è un’arte troppo dura
anche se può sembrare (Scrivilo!) una sciagura.
r.b.
Volontariamente ho sostituito sciagura a sventura perché non riesco a paragonare la perdita di un continente — che pure ho vissuto — alla perdita della persona.